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Architetto, per formazione orientato alla definizione degli spazi fisici, Gabriele Mazzara, nel riservare ogni possibile ambito di rappresentazione alla trattazione dell'essere umano, privilegia gli spazi mentali congiuntamente all'innata vocazione per l'arte. Estraneo a visioni utilitaristiche, l'artista si lascia tentare da mondi interiori e sogni notturni dando consistenza a scenari senza luogo dove, immersi in elementi appena sfiorati (aria, acqua, fuoco ed infine il vuoto), aleggiano presenze autoreferenziali. A lui appartengono le magiche "tribù senza terra", popolazioni dagli organi riproduttivi fortemente connotati le quali, eseguite in terracotta, furono oggetto di suggestive esposizioni in vasti schieramenti, statici,incombenti,permeati di sacralità. Queste memorie di mondi arcaici tornano a noi oggi ancora più stilizzate, bidimensionali, silhouettes su pannelli bianchi e neri in un gioco elegante di alternanze, apparizioni, occultamenti e contiguità che fanno di ogni singolo quadro il tassello di un puzzle senza soluzione di continuità. Il remoto immaginifico, il dualismo cromatico, il tocco dell'oro in atmosfere rarefatte che rimandano ad antiche rappresentazioni d'arte giapponese fanno di questi lavori recenti una tappa preziosa di un percorso articolato dove la coerenza del pensiero in divenire si misura con tecniche e modalità espressive sempre diverse, le meglio capaci, di volta in volta di assicurarne visibilità.

Giuseppe Salerno

 

[...] La fascinazione della storia antica e dell'archeologia danno uno slancio sempre nuovo alla scultura, alla pittura e al disegno di questo artista amante del viaggio. I secoli del passato lo riportano ai miti e alle figure leggendarie della storia, come i guerrieri etruschi e le veneri, le civiltà mesopotamiche e i popoli del mediterraneo antico, condensati nell'essenzialità espressiva di quelle che alcuni critici d'arte hanno definito le sue affascinanti "tribù senza terra" [...] Gli archetipi sono il fulcro creativo dell'opera di questo artista e trasmigrano dalla scultura alla pittura al disegno, per poi alimentare di nuovo la scultura. Le tracce della storia originano nuove dimensioni di vita, disegnano scenari di eventualità future ma non eventi. Le diverse forme dell'arte si abbracciano a partire dalla loro espressione più materica, la scultura, per esprimere concetti dinamici. Negli archetipi l'idea del plasmare si riconnette alla storia nella sua tridimensionalità presente, passata e futura [...]

Martina Calvi

[...] E' evidente il forte richiamo a culture e riti animistici legati alle memorie dei suoi viaggi, riproposti in un contesto temporaneo, più che contemporaneo, dove ogni singola immagine è ben definita da una incisiva impronta personale, meticolosa, descrittiva, sicuramente, poeticamente composta [...] Nonostante l'immagine fosse legata ad una sorta di educazione accademica, l'evasione immaginaria è del tutto inedita; ricerca di un nuovo dimensionalismo rappresentativo che conferisca alla rappresentazione un linguaggio autonomo, un suono duttile e loquace, facilmente trasmesso e penetrabile [...] le "geometrie compositive" (affollamento di personaggi in sistemi quadrati, circolari, in fila col proprio multiplo) di Gabriele Mazzara riescono ad incontrarsi nella scelta riduttiva, minimale, piccola, della vita e delle sue grandi rappresentazioni, anche se gravi di pensiero e di verbo.

Michele Greco
 

Gabriele Mazzara conferma una tradizione figurativa insistita sui valori dell'espressione. Ne consegue una pittura tenuta sui registri aspri della partitura, sottolineata da una contornazione segnica che calligraficamente chiude e racchiude l'immagine (interni, trascrizioni simboliche, nudi di donne) accentuando il particolare nei confronti dello spazio. Si spiegano così certi passaggi tematici che vanno dal cronachistico ad un emblematismo alfabetizzato, con al centro la dinamica di un ideale femminile che preme l'acceleratore emozionale attingendo ai magici veleni della languida sensualità.

Vito Apuleo
 

Il figurativo di Mazzara è particolarmente originale; lontano dall'astratto, ma non realista nel pieno senso della parola. E' una specie di fantasia che l'artista ripropone con segni particolari [...] La stessa tavolozza che utilizza Mazzara, dà l'esatta misura del suo sensibile modo di dipingere. Sono in realtà esseri fantastici che riescono a vivere in un particolare realismo, dove ogni elemento del reale prende uno spirito diverso e forme diverse [...] immagini inventate che scavalcano la realtà, per immergersi nella fantasia e nel sogno.

Toni Bonavita
 

E' molto intensa in Gabriele Mazzara l'idea di libertà per il viaggio; esso è compresso ed identificato nell'impeto di un magnifico tuffo nel vuoto. L'uomo è efebeo, atletico e plana convinto di sfidare le leggi della gravità per raggiungere una dimensione altra, con il corpo e con la mente. Lo spazio immaginario è presentato in doppio taglio diagonale, come se il tuffo fosse effettuato da una piattaforma centrale illuminata dal basso da una luce notturna, magicamente bluastra. L'attimo così diventa storia, una voragine profonda trascina nel buio più nero ed assoluto e ricorda che l'uomo è libero.

Luigina Rossi
 

[...] Il figurativo di Mazzara elude ogni accademismo e ogni realismo per collocarsi in una sfera in cui l'immagine, mediata dalla sua cultura scopre una rinnovata capacità di dare presenza alle cose [...]

Berenice
 

Gabriele Mazzara who hails from Italy is an architect by profession. His art training started at an early age in the studio of an Italian sculptor. After trying his hand at different painting techniques including "Affresco", he settled for oil painting and ink design. He is a traditional figurative artist whose styled and linear subjects, often in very bright orange yellow sun colours, stand out against a simple uncluttered background [...]

Jenny Cook
 

I personaggi delle sue tele paiono fatti non di carne ma di sofferenze. Mai la bellezza e anche solo la consistenza delle carni traspare dalle lunghe tonache nelle quali si muovono i personaggi dei suoi quadri. Solo le mani ed I piedi scarni, quasi adunchi, esprimono lo sforzo tormentoso di guardare al di là della materia e verso il mondo più vero dello spirito [...]

Ottorino Gurgo